TAWA – Tracce di Braille

Mostra Personale a cura di Francesca Porreca

PALAZZO DEL BROLETTO, 9 – 26 giugno 2011
Piazza Cavagneria – Pavia

La pluralità di linguaggi che caratterizzano l’arte contemporanea si traduce spesso in forme innovative e stili singolari, rendendola una delle correnti artistiche più alternative e universali. E’ proprio per questa vocazione sperimentale che STRADEDARTS, in collaborazione con il Comune di Pavia e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ha realizzato un evento che consentirà anche ai non vedenti di leggere le opere d’arte. Le tele del noto artista contemporaneo Tawa saranno infatti realizzate con una tecnica mista, che mescola alla pittura un insolito supporto, costituito da fogli scritti in Braille, così da poter essere fruite, per la prima volta nella storia, anche da un pubblico di non vedenti. L’opera valicherà i confini tracciati dalla retina, rompendo la netta separazione tra visibile e invisibile, per sconfinare nell’illimitato campo dell’immaginazione. Ma l’originalità delle splendide opere d’arte di Tawa non si ferma qui: l’artista utilizza, accanto agli strumenti del mestiere, anche pneumatici, per disegnare le tracce del suo passaggio sulla tela. Segno calligrafico, materia densa, impronte che evocano la strada: sono questi i tratti distintivi della pittura di Tawa, che, a partire dall’intensa stagione dedicata ai graffiti all’inizio degli anni Novanta, ha sviluppato sulla tela un linguaggio maturo e originale. Punti fermi di questa ricerca sono la riflessione sulla codificazione del linguaggio, sfociata nei recentissimi lavori con l’alfabeto Braille, il riferimento all’orizzonte urbano, attraverso l’uso di pneumatici, e infine la dimensione tattile del colore, capace di trasformare la tela in un terreno di confronto continuo rispetto alla realtà. La passione per la materia composita e stratificata si traduce in una pittura libera e controllata al tempo stesso, in uno stile riconoscibile e personale che sa unire eleganza e forza dirompente, delicatezza e dramma sottile, percezione visiva e percezione tattile.


Tawa. Braille: percorso nella dimensione tattile della pittura

di Francesca Porreca

Segno calligrafico, materia densa, impronte che evocano la strada: sono questi i tratti distintivi della pittura di Tawa, che a partire dall’intesa stagione dedicata ai graffiti all’inizio degli anni Novanta ha sviluppato sulla tela un linguaggio maturo e originale. Punti fermi di questa ricerca artistica sono la riflessione sulle forme della codificazione del linguaggio, sfociata nei recentissimi lavori con l’alfabeto braille, il riferimento all’orizzonte urbano evocato attraverso una serie di elementi significativi – dalle “screpolature” dei muri alle tracce di pneumatico, dai bagliori delle luci nella notte al profilo sintetico dei grattacieli, appena accennato – e infine la dimensione tattile del colore, capace di inglobare frammenti di vita vissuta per fare in modo che la tela non sia una superficie piana e lineare, ma un terreno di confronto continuo rispetto alla realtà. Se da un lato la grande libertà del gesto pittorico sapientemente controllato rimanda all’esperienza del writing, dall’altro lato non manca di evocare autorevoli esempi nell’ambito dell’informale americano e dell’astrazione lirica europea: nel linguaggio di Tawa ritroviamo infatti la gestualità marcata e la materia ricca di Hans Hartung, nel modo di scandire gli spazi e direzionare l’energia che percorre la tela con larghe sciabolate di colore che sembrano schizzare fuori dall’opera con forza centrifuga. La ricerca sull’evoluzione delle lettere che scandiscono il nome scelto dall’artista, tradotte in una grafia codificata inserita al centro del quadro come se fosse una struttura ossea, la colonna vertebrale dell’espressività artistica, quasi una sorta di scrittura automatica intimamente legata all’io, fa invece pensare ai segni grafici di Mark Tobey e all’”art autre” di Georges Mathieu, caratterizzata dalla stessa eleganza e incisiva delicatezza che ha fatto definire la pittura dell’artista francese “coreografica”, per la sua capacità di far danzare sguardo ed emozioni sulla superficie del quadro e oltre. Questi riferimenti culturali sarebbero tuttavia incompleti e vacui senza considerare l’intensa esperienza di Tawa nell’ambito della street art, che si riflette direttamente sull’importanza centrale attribuita allo studio del lettering anche nelle opere su tela. La strutturazione creativa dell’anatomia della lettera è infatti legata a doppio filo all’anatomic style elaborato dall’artista nel corso della sua esperienza in seno alla crew 16k. Lo stile innovativo che prendeva vita sui muri grazie all’intreccio di ossa e parti organiche si traduce sulla tela in un motivo grafico attorno al quale ruota l’intero schema compositivo del quadro, divenendo il codice fondamentale per esprimere la propria individualità e riconoscibilità grazie alle linee guizzanti della firma, dissimulata nella libertà del segno. Per Tawa, la possibilità di andare oltre la forma e di realizzare una sintesi tra dato reale e dato emozionale passa dunque attraverso lo studio “anatomico” e viscerale delle lettere, interpretate appunto come la colonna vertebrale dell’opera, destinata a dare equilibrio e forza alla composizione, a guidare lo sguardo e colpire l’emotività. Questo personalissimo alfabeto segnico trova ulteriore declinazione nei lavori recenti dell’artista, in cui si realizza il confronto con un nuovo alfabeto – quello braille, utilizzato dalle persone non vedenti – che si fonda sulla dimensione tattile della lettera, su cui si basa la percezione del significato che si vuole esprimere. L’animato segno grafico di Tawa, che serpeggia sulla tela a scandire i piani visivi creando rilievi inattesi rispetto alla superficie piana, rivela allora una insolita disponibilità ad essere accarezzato non solo con lo sguardo ma anche con la mano, secondo un approccio comunicativo che si nutre di emotività ma necessita, al pari del braille, di una specifica capacità di lettura, frutto di un atteggiamento plurisensoriale. La serie di quadri dedicati ai sette peccati capitali (otto, in verità, per l’aggiunta della vanagloria, forse una velata ammissione di colpa da parte della categoria degli artisti) è interamente realizzata utilizzando pagine in braille che riportano il concetto rappresentato: su questa superficie percorsa da sottili rilievi scorre anche il segno dell’artista, che interpreta il concetto espresso dalla parola composta in braille con il proprio linguaggio. La fruizione e la comprensione dell’opera valicano in questo modo i confini imposti della visione per sconfinare in un universo multisensoriale, che permette anche – e soprattutto – a chi è privo della vista di godere dei dipinti e di entrare in empatia con le sensazioni che l’artista ha voluto condividere attraverso l’azione creativa. La dimensione tattile del lavoro di Tawa non si esprime soltanto nella scelta di integrare la pittura con l’alfabeto braille, ma deriva da un rapporto viscerale con i materiali, strettamente connessi alla dimensione urbana del vivere e del dipingere: da qui la volontà di esaltare l’espressività della materia utilizzando insieme ai colori e alla foglia oro anche bitume, cemento, stucco, silicone, sabbie, garze, e di servirsi di copertoni di automobili al posto del pennello, per imprimere una traccia di realtà sulla superficie della tela, in modo da dare voce anche all’alfabeto urbano e alla verità degli oggetti riutilizzati per la loro concretezza evocativa. La passione per la materia composita e stratificata si traduce quindi in una pittura libera e controllata al tempo stesso, in uno stile riconoscibile e personale che sa unire eleganza e forza dirompente, delicatezza e dramma sottile, percezione visiva e percezione tattile. Precise scelte cromatiche connotano i lavori di Tawa: spesso il segno attraversa atmosfere notturne, evocando la dimensione metropolitana e il fremito clandestino delle prime esperienze giovanili. La profondità emotiva delle impronte lasciate nell’asfalto dà il senso di un passaggio talvolta difficile attraverso l’esistenza metropolitana e rispecchia il percorso compiuto dall’artista, dalla strada alla tela, con forza e consapevolezza. Dal contrasto luce/oscurità emergono lampi dorati, omaggio inaspettato alla visione fugace della Madonnina che domina Milano, visibile anche dal muretto di San Babila, luogo di tanti ritrovi; guizzi di rosso e di malva, trasparenze e screpolature animano la superficie astratta della tela, lasciando intravvedere il profilo di un luogo conosciuto, o forse solo sognato.

PATROCINIO:
Provincia e Comune di Pavia

PARTNERS:
Michelin, Assopto Pavia, Graphicteam


Tawa - Tracce di Braille
Catalogo: Tawa – Tracce di Braille
Curatore: 
Francesca Porreca
Editore: 
Stradedarts
Prezzo: 
Euro 15,00