VENOM | Veronica Picelli – Desio 1981
Dai manga giapponesi ai videogiochi, dalla pittura alla tecnologia. Immagini contemporanee che si trovano nella realtà dei mass-media di cui sono catturati i particolari più efficaci da trasporre su tela. Un intelligente legame tra realtà e finzione, tra fumetto e icone tipiche della nostra contemporaneità, generano una nuova visione tra idea e percezione, velocità e lettura del reale nel processo tra ideazione e realizzazione. L’effetto ottenuto è quello di un mosaico pittorico, trasposizione dell’antica tecnica nella contemporaneità, in cui le piccole pietre, ora sostituite da veri e propri pixel tridimensionali colorati che osservati a una certa distanza, si ricompongono per dar vita ad un’immagine. Una pratica colma di pazienza maniacale… così distante ed in contrasto con la velocità mediatica di ciò che rappresenta.

PIXEL, MANGA E ROCK’N’ ROLL
di Guia Cortassa
Era il 1814 quando il pittore giapponese Hokusai, per definire i suoi disegni ironici e disimpegnati, coniava il termine Manga. Il neologismo nasceva dall’unione di “man”, divertente, e “ga”, immagine, e definiva un vero e proprio genere pittorico, fatto di scenette stravaganti e fini a sé stesse, di origini ben più antiche – si pensa addirittura risalisse al 1200 – ma fino ad allora mai codificato. Uno slittamento di significato difficilmente individuabile, e la parola Manga diventa ben presto sinonimo di “fumetto”, acquisendo così una valenza sinestetica, aggiungendo al codice dell’immagine quello della serialità e del tempo, e diventando così “Arte sequenziale”, definizione forgiata da Will Eisner nel 1985 per i comics. Veronica Picelli, con i suoi quadri, recupera una tradizione centenaria: appropriandosi degli stilemi tipici dei manga contemporanei, riporta i fumetti giapponesi alle origini, a quella pittura ondeggiante che rese immortale il maestro Hokusai. Le eroine degli shojo manga, avvenenti adolescenti nipponiche, regine di un genere paraletterario ben definito nell’universo del fumetto, diventano le protagoniste di un nuovo dipingere, icone racchiuse in una gabbia di macro pixel, fluttuanti dietro la superficie costellata di forme geometriche, che ne disegna la fisionomia, portando alla stilizzazione massima l’immagine, e ritrovando la classicità della lenta composizione del mosaico. Sfondando i confini di tradizioni millenarie e remote tra loro, arte nipponica e tecnica mediterranea si combinano tra loro, in un crossover inedito e contemporaneo. Non solo le giovani shojo, ma anche i puppets di famosi Mecka, robot star di famosissimi anime – o cartoni animati che dir si voglia. I Mecha – traslitterazione anglofona del termine giapponese – infrangono le celle della sfaccettatura regolare per affiorare oltre, oltrepassano la barriera del disegno, forti dei loro poteri meccanici, per raggiungerci e salvarci. Sono simboli generazionali, quelli che campeggiano sulle tele di Veronica Picelli: chiunque sia stato bambino negli anni Ottanta non può non riconoscervi gli eroi della propria infanzia, e le celeberrime icone che hanno segnato il decennio. Le Big Babol, onnipresenti in ogni zainetto, ritornano alla ribalta nei quadri della giovane pittrice, frammentate nella quadrettatura tipica del suo linguaggio, così come la mela addentata della Apple Computer, diventata ormai uno degli stereotipi della logotipizzazione, o i colorati confetti delle caramelle Mentos, assurti ormai a emblemi cult anche grazie all’omaggio reso loro dai Foo Fighters. Unendo al cromatismo tipico dei pittori veneti, il bel disegno di scuola toscana, e adattando la tradizione della storia dell’arte rinascimentale italiana ai segni della contemporaneità, Veronica attualizza la pittura e la riporta in auge, rendendola del tutto odierna e aggiornata, usando la tela come un monitor, fondendo optical e pixel art, e creando un nuovo classico. Il colore preciso e netto, il chiaroscuro creato con i giochi di profondità del reticolo geometrico, il tratto regolare, fanno di Veronica Picelli la portatrice della bandiera di una nuova arte italiana possibile: dalla figurazione svecchiata e non stantia, dalla grande raffinatezza e capacità tecnica, ma, soprattutto, capace di affidarsi alla tradizione pittorica senza negare l’occhio del proprio tempo. Così, le donne eroiche della tradizione letteraria classica, forti e fautrici del proprio destino, anche a costo di lottare contro il fato avverso, assumono le sembianze delle dive giapponesi dei fumetti, per ritrasformarsi in modelli del presente. Medea, la moglie vendicatrice, Circe, la seducente maga, maliziose e piene di stile, ammaliano, affascinanti e magnetiche tanto quanto spietate e decise. E aprono la strada a tutte le donne combattenti della nuova Era. Donne che fanno della passione, della vita, della musica, dell’arte e della lotta la propria esistenza; che non smettono di credere mai in quello che fanno, pronte a sacrificarsi per i propri ideali, mai disposte a chinare la testa. Giovani, belle, e intelligenti. Irresistibili.