RAPTUZ | Luigi Muratore – Milano 1968
La sua pittura riflette un’esistenza sempre più sofferta, propria dell’epoca moderna, instaurando stretti rapporti con il linguaggio informale e con il cromatismo di Pollock. l’Informale non è tanto nel segno quanto nella materia che richiama la rugosità del muro grezzo, risolvendosi nel gesto costruente, forte e con colori che si accendono di una carica simbolica. L’ispirazione maggiore viene dalla strada e dalla sua storia. Elementi grafici, figurativi, scritte quasi propagandistiche, segni, gesti, sfumature e sovrapposizioni coesistono come elementi in diverso rapporto tra loro, parte di un mondo personale, infinitamente variabile interpretabile secondo molteplici prospettive.

ASTRATTISMO DI FORMAZIONE
di Alberto Locatelli
Nello stile artistico di Luigi “Raptuz” Muratore, la gestualità e la dinamicità del tratto dialogano con gli aspetti più caratteristici del writing fondendosi in alcune opere con l’astrattismo e gli influssi dell’action painting utilizzati per trasmettere energia attraverso la scelta anche di un solo colore studiato e sentito fin nel profondo, con una maniacale cura del particolare più insignificante mai dato per scontato o banalizzato. L’esperienza di una vita vissuta in strada senza mai sottrarsi alle dinamiche di forza e violenza hanno portato Raptuz a declinare e ad ottimizzare queste dimensioni trasferendole nel suo stile pittorico in un connubio di rabbia, potenza, sfacciataggine e coraggio apprese nelle periferie di metropoli tanto distanti, ma altrettanto simili nel codice della strada, quali possono essere Milano e Los Angeles. Una pittura materica che non teme l’utilizzo di varie tecniche o materiali: dalla pittura acrilica, allo spray, agli smalti, all’amalgama con frammenti di pennelli utilizzati letteralmente per aggredire la tela, o frammenti di bombolette spray come fossero un omaggio al mondo del writing fondamentalmente mai abbandonato. L’esaltazione del carattere pionieristico ed estremo di Raptuz, che non tralascia però le sue origini di illustratore, fumettista e grafico, è ben distinguibile nel segno geometrico del lettering gotico da lui creato, tra verticalismi, forme che si intrecciano ritmicamente ed armoniosamente e che convivono sulla tela con tags, frasi, slogan o più semplicemente nomi, ottenuti con varie tecniche in un attuale Costruttivismo in cui il messaggio arriva chiaro e diretto allo spettatore coerentemente con il carattere schietto dell’artista. Non solo nella grafica, ma anche nel figurativismo, Raptuz declina a pieno la definizione di Pop Art con stimoli visivi ben riconoscibili allo spettatore: volti dei personaggi storici, di sportivi, del mondo del fumetto e dei cartoni animati, fino ad arrivare ad immagini sacre più vicine ai tatuaggi delle Gang di Los Angeles che ad una effettiva religiosità, passando letteralmente dal sacro al profano dimostrando così, ancora una volta, la propria flessibilità artistica. Non solo la città, il mondo della strada e delle subculture, anche il mondo naturalistico può diventare fonte di ispirazione per l’artista, che sceglie il mondo vegetale ed animale trasformando il frammento ed il particolare di un fiore, di alcune foglie, di un piccolo anfibio o di un grande predatore, in un momento autonomo ed autogiustificante con cura ed attenzione per le molteplici espressioni in un rimando alla pittura ottocentesca di Hiroshige. La chiave di lettura non ha solo un valore grafico ed artistico, ma anche filosofico e romanzesco. Le opere di questo progetto vanno a comporre una sorta di romanzo di formazione di sapore Goethiano, esemplificando l’evoluzione del personaggio verso la maturità: partendo dalle sue origini si giunge al fine ultimo di una crescita interiore, dando così la possibilità all’artista di raccontarne emozioni, sentimenti e azioni viste nel loro nascere più recondito. I nomi delle strade di Los Angeles diventano il soggetto di questo lavoro di ricerca, in particolare il reticolo di vie traverse che portano ad un famoso viale dietro al quale Raptuz considera esserci la “strada madre”, il sancta sanctorum della CBS crew, di cui lo stesso Raptuz fa parte: MELROSE AVENUE in North Hollywood. L’espressionismo astratto di Raptuz, il suo segno grafico inconfondibile e l’Arte stessa, si configurano come grandi catalizzatori del caotico dedalo di strade che nascondono il bene ed il male della stessa città e che uniti, creano la grandezza della città degli Angeli. La strada, filo conduttore nella vita dell’artista, diventa nella serie “Life Intersections” la metafora intima della vita in cui, solo grazie ad una ostinata determinazioneed alla preparazione personale, è possibile sopravvivere e raggiungere la meta prefissata. Raptuz, moderno Homo Novus, attraverso l’uso violento e rabbioso del tratto artistico che caratterizza l’astrazione gestuale di questa serie di tele, sintetizza il proprio “io” per arrivare direttamente allo spettatore. Il desiderio di evoluzione e sperimentazione, in più di vent’anni di lavoro, ha portato Raptuz a toccare tutti i generi ed i linguaggi artistici, facendo convivere valori per lui assoluti come rispetto, devozione al lavoro, senso di appartenenza, con il gusto estetico e l’arte, quest’ultima sfruttata come momento di evasione e campo su cui mettere in pratica gli insegnamenti della strada. Un conflitto creativo tra Arte ed artista in cui Raptuz si mette in gioco affrontando a viso aperto la sfida.